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Biografia

AGENORE FABBRI (Barba, Pistoia 20/5/1911 – Savona 7/11/1998)

Agenore Fabbri, pittore e scultore toscano, si forma frequentando l’Accademia di Firenze e il celebre caffè “Giubbe Rosse”, luogo di ritrovo di giovani intellettuali tra i quali figurano anche Eugenio Montale e Carlo Bo e il pittore Ottone Rosai.

Nutrito e stimolato dai fermenti assimilati in quell’ambiente, Fabbri si trasferisce ad Albisola a ventiquattr'anni, nel 1935. I suoi esordi sono accompagnati dall'avallo non solo di un critico consacrato come Leonardo Borgese, ma d'un poeta sensibile - giudice discreto quanto perspicace - come Angelo Barile, pronto a cogliere, nell'ingegno dello scultore, una propensione naturale "a intendere l'umano, a sentire il richiamo d'un volto, a scoprire la ragione d'una carne, la tristezza o la volontà d'una ruga, il mistero d'una fisionomia: a esplorare attraverso il reale il difficile regno dell'anima" poi maturata in essenziale tensione drammatica, in una consapevolezza della ferita che l'esistenza incide nell'uomo che lo farà descrivere da un altro poeta, Rafael Alberti, in veste di "scultore della rabbia, terribile amico contagiato... dalla cieca frenesia del nostro tempo" che nella materia furiosamente plasmata versa "gocce di luce che lottano per illuminare un giorno l'universo".

Ad Albisola dunque, Fabbri si forma alla pratica della ceramica nel piccolo laboratorio La Fiamma  dove entra in contatto con Sassu, Martini e soprattutto Fontana con il quale stringe una profonda amicizia destinata a durare tutta una vita. Qui, nel primo dopoguerra, si manifesta con una scultura drammaticamente narrativa, dai forti caratteri espressionisti, in cui è avvertibile anche l'influenza della plastica popolare toscana (le donne, le madri, gli animali feriti e le risse, ceramiche e terracotte policrome, 1947-1955). Solo nel 1947 la sua forte individualità si definisce nel segno di un'esasperata drammaticità, di un furore rabbioso espresso dalla modellazione convulsa e dilacerata che caratterizza prima le sue terrecotte e quindi i suoi bronzi. Nel 1948 venne invitato alla Biennale di Venezia dove continuerà ad esporre assiduamente fino ai primi anni Sessanta con due sale personali nel 1952 e nel 1959, così come partecipa a varie edizioni della Quadriennale di Roma a partire dal 1952 e fino al 1973.

Dopo l'insistita drammatizzazione espressionista delle opere giovanili, testimonianza della violenza irrazionale e della crudeltà della guerra, Fabbri elabora, durante gli anni Cinquanta, un ciclo di opere che, pur allontanandosi dai modi del suo inconfondibile espressionismo figurativo, continuano ad indagarne le profondità interiori attraverso differenti soluzioni materiche.
Legni recisi, metalli duramente segnati, diventano la metafora del disagio fisico e mentale e la ricerca creativa di Agenore Fabbri si lega così agli anni dell'Informale e alla dimensione inquieta e problematica di quella straordinaria stagione artistica che affianca la sua appassionata testimonianza contro la violenza, la sopraffazione e l'ingiustizia già mostrate dalle opere giovanili attraverso il dramma delle figure e la materia espressiva del corpo, "Nella stratificazione dei legni e delle sue lacerazioni interne - scrive Claudio Cerritelli - l'artista fissa i punti di rottura della superficie come possibilità di inventare immagini della precarieta' e dell'inquietudine.

Si tratta di tracce allusive, spiragli taglienti, segni feroci e irriducibili del disagio fisico e mentale che l'uomo contemporaneo è costretto a introiettare, suo malgrado, di fronte alla crisi dei valori individuali e collettivi". Questi legni policromi indicano il rapporto che Fabbri intende stabilire con la cultura europea degli anni Cinquanta e della prima parte degli anni Sessanta: da Fontana a Burri, da Dubuffet a Tapies, solo per indicare alcuni protagonisti di un nuovo modo di intendere l'arte come materia vivente, espressione di una trasformazione continua che  dà senso all'esistenza. Poi, sul finire di quell’ultimo decennio, il più puro ed estenuante sentimento del tragico riprende il sopravvento su Fabbri che trasferisce la sue rabbiose capacità plastiche sui duri metalli del bronzo e del ferro per trasformarli non solo in immagini umane, pur rievocando le sue donne atterrite dalla violenza degli eventi naturali (Uragano, 1950) o in attesa presaga di angoscia e di morte (Attesa, 1975) e le sue maschere urlanti e disperate (Personaggio, 1979), ma coinvolge anche ogni specie di esseri viventi, di belve, di lupi, di cani ringhiosi, di gatti feriti o inferociti con gli umani (Colloquio, 1972 e Figura con gatto, 1975) fino agli Insetti atomizzati, testimonianze crudeli e strazianti di un mondo sotto l'incubo delle deflagrazioni atomiche.

Solo nelle ultime opere sembra schiudersi alla speranza nel riconoscimento della dignità dell'uomo - "Io credo nell'uomo, è un animale razionale" affermò. E infatti dal 1982 scopre la pittura che diventerà preminente nel corso degli anni Ottanta fino a ripiegarsi, nel decennio seguente, su una rievocazione colorata e gioiosa della passata esperienza informale. Ed è proprio l'ultimo Agenore, quello che ammette, in fondo la razionalità dell'uomo, dietro a tanto orrore e terrore. Quello, che dopo aver superato i settant'anni ritrova il gusto del colore, della sperimentazione, dello stordimento pittorico, confermando un assunto che, secondo alcuni critici, costituisce, la lezione di uno degli artisti più inquieti del nostro dopoguerra "l'incoerenza della coerenza in assoluta libertà".

1911 - Nasce il 20 maggio a Barba (nel comune di Quarrata) vicino a Pistoia, paese natale di Mari­no Marini. A 12 anni frequenta la Scuola d'Arte di Pistoia e spinto dai consigli del pittore Fabio Casanova decide di intraprendere negli anni a seguire la carriera artistica; in questo periodo vedono la luce le sue prime sculture.

1932 - Si trasferisce a Firenze per continuare gli studi all'Accademia delle Belle Arti. Nella città diventa avventore abituale del caffe Giubbe Rosse, punto di ritrovo degli ermetici (Eugenio Montale, Carlo Bo e altri). Qui entra in contatto con il pittore Ottone Rosai e il poeta Mario Luzi. Alla fine dell'anno va ad Albisola Capo, in provincia di Savona, dove lavora nella manifattura di cerami­ca La Fiamma, dando vita a diverse opere in ter­racotta, in maggioranza a soggetto biblico.

1933 - Conosce Tullio Mazzotti (noto come Tullio d'Al­bisola), proprietario della manifattura di cerami­ca Giuseppe Mazzotti (padre di Tullio) ad Albis­sola Marina. Qui lavorano i più importanti espo­nenti del secondo Futurismo sotto la guida di Filippo Tommaso Marinetti: Fillia, Antonio San­t'Elia, Nicolaj Diulgheroff e altri.                     

1935 - Partecipa alla Mostra Nazionale di Napoli. Alle­stisce un piccolo atelier. Instaura contatti con Arturo Martini e poi con Lucio Fontana con cui inizia un rapporto di amicizia che durerà fino alla morte di quest’ultimo.                       

1938 -Riceve il Premio Bagutta-Spotorno per la sta­tua bronzea "Piccolo pescatore", che viene acquistata dal Museo di Arte Moderna di Mila­no su proposta di Arturo Martini. Partecipa alla IX Mostra lnterprovinciale di Genova.

1939 - Riceve il Premio Livorno di Pittura e Scultura e il Premio Citta di Genova.

1940 - Prima mostra personale presso la Galleria Gian Ferrari di Milano. Presta servizio militare in Jugoslavia. Negli anni successivi le sue opere vengono esibite in diverse mostre nazionali.

1946 - Si trasferisce stabilmente a Milano. Nei mesi estivi lavora ad Albisola nella manifattura Maz­zotti, dove nascono tutte le sculture in terra­cotta. Negli anni del dopoguerra Albisola torna a essere un'importante località di fama interna­zionale, dove lavorano artisti come Marino Marini, Giacomo Manzù, Aligi Sassu, alcuni esponenti del Gruppo CO.BR.A. tra cui Karel Appel, Guillaume Corneille e Asger Jorn e ancora Roberto Matta e Wilfredo Lam. Negli anni Cinquanta arrivano anche Giuseppe Capogrossi, Roberto Crippa, Sergio D'Angelo, Gianni Dova, Piero Manzoni, Cesare Peverelli, Mario Rossello, Emilio Scanavino e altri. Si classifica terzo al Premio Spiga di Milano.

1947 - In quest'anno vedono la luce importanti lavori in ceramica e terracotta come "Donna del popolo", "Uomo colpito" e "La madre". Primo incontro con Picasso a Vallauris.

1948 e 1951 - Medaglia d'oro della IX e X Triennale di Milano.

1952 -  Sposa Caterina Barbieri.

Mostra personale alla XXVI Biennale di Venezia. Primo premio alla Mostra della Ceramica d'Ar­te Italiana di Messina.

1953 - Nasce il figlio Luca.

 1955 - Premio Internazionale di Scultura di Cannes

 1956 - Va in Cina con Rafael Mafai, Giulio Turcato, Aligi Sassu e altri. L'esperienza di questo viag­gio influenzerà diversi lavori che vedono la luce negli anni successivi. Primo premio alla Mostra d'Arte Sacra, di Bologna. Premio della Qua­driennale di Roma.

 1957- Primo premio per la scultura a Spoleto. Meda­glia d'oro al concorso internazionale Bronzetto di Padova.

 1958 - Mostre personali a New York e Philadelphia. Si classifica secondo al Premio Città di Cantù.

1959- Partecipa alla Biennale di Milano. Premio Interna­zione di Scultura di Carrara. Premio della Citta di Novara alla Mostra Internazionale d'Arte Sacra.

1960 - Mostra personale alla XXX  Biennale di Venezia. Ancora una mostra personale a New York.

1965 - E’ selezionato dall'Accademia di San Luca a Roma.

 1966 - Primo premio alla Mostra d'Arte Sacra di Trieste.

 1967 - Illustra dieci poesie di Salvatore Quasimodo. Riceve il Premio Rosa d'Oro di Albissola Mare.

1968 - Medaglia d'oro al concorso di Pescia. Sulla base di un'amicizia che dura ormai da anni Salvatore Quasimodo dedica ad Agenore Fabbri una lettera aperta che viene pubblica­ta dal settimanale "II Tempo" in occasione del­l'esposizione alla Galleria Borgogna di Milano. Mostra personale a Londra.

1969 - Riceve il Premio Internazionale di Filottrano nelle Marche

1970 - Da questo anno in poi esegue tutti i suoi lavori in terracotta e ceramica nella manifattura San Giorgio, di Poggi e Salino ad Albissola Marina.Mostra personale a Stoccolma        

1971 - Premio per l'opera "Liberazione", Biennale Tri­veneta, Padova.

1972 - Grande retrospettiva al Palazzo Giano della Bella, Pistoia.

1973 - Medaglia d'oro della Triennale di Milano.

1975 - Ampia retrospettiva al Palazzo Reale di Milano, Sala delle Cariatidi.

1976 - Riceve il Premio Cino della Città di Pistoia.

 1978 - Diventa membro dell'Accademia Fiorentina del Disegno. Nel corso degli anni Settanta vengo­no prodotti documentari sulla vita di Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Agenore Fabbri e altri artisti. II film Come nasce un'opera d'arte con Fabbri ha un'ampia risonanza

 1983-  Diventa cittadino onorario di Pistoia. Ampia retrospettiva al Wilhelm-Lehmbruck-Museum di Duisburg

1984 - Rafael Alberti , con il quale da anni intrattiene un rapporto di amicizia, scrive 40 poesie sulle sue opere. Nello stesso periodo esce un film docu­mentario con entrambi gli artisti

1988- Mostra Malerei und Skulptur (Pittura e Scultu­ra) al Museum Ludwig di Colonia. Mostra delle sue opere pittoriche al Museo Civico di Suzza­ra, Mantova.                                                          

1991 - Progetta una panca per  la Tecno di  Milano che riscuote un grande successo in Europa e negli Stati Uniti

1992 - Partecipa alla Triennale di Fellbach. Retrospettiva allo Sprengel  Museum di Hannover e al Museum Ludwig di Colonia                             

1998 – E’ eletto Presidente dell’Accademia Nazionale di San Luca. Il 4 agosto viene ricoverato in ospedale per un'emorragia cerebrale. Muore a Savona il 7 novembre.